«Che schifo!» Quando la natura fa storcere il naso

Pubblicato il 3 ottobre 2026 alle ore 10:17

Un lombrico sul marciapiede bagnato, una lumaca su una foglia, un ragno nell’angolo del balcone. Noi ci fermiamo a osservare e il bambino arretra: «Che schifo!».

Come rispondere? Possiamo partire proprio da quella reazione, senza rimproverarlo e senza pretendere che provi subito interesse.

Per conoscere la natura non è necessario toccare tutto, e la curiosità può cominciare anche da qualche passo di distanza.

Prima ascoltiamo, poi osserviamo

«Non essere sciocco, è solo un piccolo animale!» può uscire spontaneamente.

Proviamo invece a chiedere: «Che cosa ti dà fastidio? Come si muove? Le zampe? Hai paura che si avvicini?».

La risposta ci aiuta a capire. Un bambino può trovare sgradevole un animale, temere di essere punto oppure semplicemente non averlo mai visto così da vicino.

Possiamo dirgli: «Possiamo guardarlo da qui. Non devi toccarlo». E lasciare che scelga quanto avvicinarsi.

Una piccola domanda può aprire una porta

Non occorre iniziare una lunga spiegazione. Basta un dettaglio da cercare insieme:

  • La lumaca che lascia una traccia sul terreno?

  • Il lombrico che si allunga oppure si accorcia mentre avanza?

  • Il ragno fermo al centro della tela o nascosto da qualche parte?

L’attenzione può spostarsi lentamente da «Mi fa impressione» a «Che cosa sta facendo?».

Se questo non accade, possiamo riprovare un’altra volta, senza insistere.

Anche noi adulti siamo un esempio

Se alla vista di un piccolo animale gridiamo o corriamo a schiacciarlo, il bambino osserva anche la nostra reazione.

Non dobbiamo fingere di amare i ragni se ci fanno paura. Possiamo essere sinceri: «Mi fanno un po’ impressione, ma possiamo lasciarlo tranquillo e osservarlo da lontano».

Il rispetto non richiede di trovare belli tutti gli animali. Possiamo non volerli vicini e, nello stesso tempo, evitare di far loro del male.

Un piccolo gioco d’autunno: un minuto da osservatori

Durante una passeggiata, se incontrate un animaletto in un luogo sicuro, proponete una breve sosta. Senza raccoglierlo e senza disturbarlo, cercate insieme tre particolari: il colore, il modo in cui si muove e il punto verso cui si dirige.

Poi chiedete: «C’è qualcosa che prima non avevi notato?».

Non serve arrivare a «Che bello!». Anche «Pensavo fosse diverso» è una piccola scoperta.

La prossima volta che sentiremo «Che schifo!», proviamo a lasciare spazio a una domanda. A volte la curiosità comincia così: con un naso arricciato e qualcuno accanto che ci aiuta a guardare.

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