La liberazione di Erasmus

Pubblicato il 31 agosto 2026 alle ore 12:17

 

Era il 7 gennaio 2020, quando un mitilicoltore, nel Mar Piccolo di Taranto, notò una grande tartaruga marina in difficoltà.

Si trattava di una Caretta caretta, una delle tartarughe marine che popolano anche il Mediterraneo. Galleggiava in modo irregolare e non riusciva a immergersi. Inoltre, la tartaruga aveva perso un arto posteriore, ma era riuscita a sopravvivere.

Fu subito soccorsa e affidata a esperti. Dopo accertamenti e cure, giunse al Centro Recupero Tartarughe Marine WWF di Policoro, in Basilicata. Era una femmina adulta, pesava circa 30 chilogrammi e il suo carapace misurava 65 centimetri.

Nonostante la menomazione, era ancora in grado di nuotare bene.

Ma perché una tartaruga italiana si chiamava Erasmus?

Dietro quel nome si celavano dei bambini.

Gli alunni dell'Istituto Comprensivo di Gemona del Friuli, insieme a scuole di altri Paesi europei, avevano partecipato a un progetto Erasmus. Attraverso piccoli mercatini avevano raccolto fondi da destinare al WWF, decidendo di contribuire alla cura di una tartaruga marina.

Quella tartaruga sarebbe diventata Erasmus.

Il 31 gennaio 2020, dopo le necessarie cure, arrivò il momento tanto atteso.

Erasmus tornò in mare dalla spiaggia dell'Oasi di Policoro.

Ma sul suo carapace c'era qualcosa di speciale: un piccolo trasmettitore satellitare.

Non serviva a indicare a Erasmus dove andare; al contrario, era Erasmus a mostrare agli scienziati dove decideva di andare.

Il dispositivo consentiva infatti ai ricercatori di monitorare i suoi spostamenti e raccogliere informazioni sulla vita e i viaggi delle tartarughe marine.

Erasmus fu la prima tartaruga liberata nel Golfo di Taranto a partecipare a quel progetto di tracciamento satellitare.

Ed ecco la sorpresa.

Dopo la liberazione, Erasmus trascorse circa due settimane nelle acque vicino a Metaponto.

Ci si sarebbe potuti aspettare un lungo viaggio.

Invece, rimase nella zona del Golfo di Taranto.

I dati trasmessi aiutarono i ricercatori a comprendere l'importanza di quell'area non solo per la nidificazione, ma anche per l'alimentazione e per altri periodi dell'anno.

La storia ebbe un ulteriore capitolo. Nell'aprile dello stesso anno, Erasmus venne recuperata di nuovo e riportata al centro per ricevere assistenza.

Una tartaruga già sopravvissuta alla perdita di un arto aveva nuovamente bisogno dell'aiuto degli esseri umani.

Le tartarughe Caretta caretta possono compiere grandi spostamenti nel Mediterraneo.

Applicando specifici trasmettitori al carapace, i ricercatori possono studiare i loro movimenti e comprendere quali aree del mare siano fondamentali per la loro vita.

Proteggere questi habitat significa, quindi, tutelare non solo una tartaruga, ma molte altre specie che vi abitano.

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