Per quasi cinquant'anni, Koko, la gorilla, ci ha mostrato come gli animali possano comunicare e utilizzare il linguaggio per esprimere pensieri ed emozioni.
Era intelligente, generosa, creativa, vivace e sfacciata, con un irresistibile senso dell'umorismo. Ma ciò che la distingueva di più era il suo amore per i gatti.
Nel loro habitat naturale, questi animali impiegano una varietà di mezzi per comunicare, tra cui posizioni del corpo, gesti, espressioni facciali e suoni. Un canto può esprimere soddisfazione, mentre grida e ruggiti indicano rabbia. I maschi battono il petto per segnalare un pericolo, attirare possibili compagni e dimostrare la propria forza. Esprimere affetto attraverso un abbraccio o un semplice tocco di naso.
Koko era una gorilla straordinaria, nata nel 1971 allo zoo di San Francisco, negli Stati Uniti, e rappresentava il cinquantesimo gorilla nato in cattività. Trascorse la maggior parte della sua vita sotto la guida della psicologa Francine Patterson, nota come Penny, esperta nella comunicazione tra primati, come Koko.
Il suo viaggio di apprendimento ebbe inizio all'età di un anno, durante il quale assimilò oltre 2000 parole e 1000 segni. Grazie a questa combinazione, riusciva a esprimere anche le sue emozioni più profonde.
Tra le molteplici richieste, un giorno espresse il desiderio di avere un gatto. Ricevette un pupazzo, ma Koko lo rifiutò, perché ne voleva uno vero.
Scelse un gattino da una cucciolata abbandonata: un maschietto grigio, un batuffolo di pelo, che lei decise di chiamare All Ball. Si prese cura di lui con grande affetto, portandolo in giro come se fosse un bambino. Purtroppo, nel dicembre del 1984, il gattino fu travolto da un'auto e morì.
Quando Penny le comunicò la triste notizia, Koko rimase profondamente scossa e mostrò i segni di "cattivo", "triste", "piangere" e "dorme gatto".
L'esperienza continuò con due gattini ai quali Koko fece da madre.
Alla conclusione dei suoi studi, Penny lasciò Koko, che venne portata in una grande riserva, la Gorilla Foundation, dove visse fino al 2018, anno della sua morte nel sonno.
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