Ci sono luoghi che attraversiamo ogni giorno senza fermarci e altri che, poco alla volta, diventano un po’ nostri. Per una famiglia può essere una panchina accanto a un albero, un angolo del parco, un tratto di sentiero o una piccola aiuola lungo la strada di casa.
Scegliete insieme ai vostri bambini un luogo in cui tornare durante l’anno. Non deve essere speciale né lontano: meglio se è facile da raggiungere e vi permette di fermarvi con calma.
La prima volta, guardatevi intorno e lasciate che ciascuno scelga qualcosa da ricordare: un ramo dalla forma curiosa, una pietra ricoperta di muschio, un cespuglio, una crepa nel muretto da cui spunta una piantina. Potete anche scattare una fotografia insieme, scegliendo un punto da cui ripeterla nelle visite successive.
Tornate dopo qualche settimana, o semplicemente quando ne avete voglia. Che cosa ritrovate? Che cosa è cambiato?
In autunno potreste sentire le foglie scricchiolare sotto le scarpe e scorgere, tra i rami sempre più spogli, un nido prima nascosto. In inverno potrete osservare meglio la forma degli alberi, le gemme sui rametti e la brina sull’erba. La primavera porterà nuovi germogli, fiori e ronzii; in estate, forse, cercherete l’ombra e scoprirete quanto sia diversa l’aria sotto una chioma.
Lasciate che siano anche i bambini a guidare questi piccoli ritorni. Forse vorranno controllare una cavità nel tronco o vedere se una pozzanghera è ancora lì. Soffermatevi su ciò che cattura la loro attenzione, senza sentire il bisogno di fare troppe domande. Ci saranno giorni ricchi di osservazioni e altri in cui sarà bello semplicemente restare seduti vicini.
A casa, se vi va, raccogliete le fotografie in un piccolo album, aggiungendo la data e una frase del bambino. Anche voi genitori potete lasciare un pensiero: «Oggi siamo rimasti ad ascoltare il vento» oppure «Mi hai mostrato una cosa che non avevo mai notato».
Con il tempo, quel luogo custodirà anche i ricordi delle vostre visite: la volta in cui siete arrivati con gli stivali, quella in cui avete trovato le prime viole, il pomeriggio in cui avete parlato a lungo.
E un giorno potrebbe essere vostro figlio a chiedervi: «Quando torniamo al nostro posto?»
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