Una voce...con le piume

Pubblicato il 22 ottobre 2026 alle ore 11:02

«Ciao! Come stai?» Immaginate di sentire queste parole e di scoprire che a pronunciarle è un pappagallo! Viene subito voglia di rispondergli, magari ridendo per la sorpresa.

Alcuni animali sono capaci di imitare i suoni della voce umana. Tra gli uccelli, oltre ai pappagalli, possono riuscirci anche le maine e alcuni corvidi. Ascoltando le persone, imparano a riprodurre parole e talvolta brevi frasi, con un’intonazione che ci sembra familiare. Possono persino imitare una risata, lo squillo del telefono o il cigolio di una porta.

Ma riprodurre una parola significa anche comprenderla? Se un pappagallo dice «ciao», sa che sta salutando qualcuno? E se chiede qualcosa, ha imparato ad associare quelle parole a ciò che desidera?

Per cercare una risposta dobbiamo conoscere una coppia davvero speciale: Alex, un pappagallo cenerino, e Irene Pepperberg, la ricercatrice che per trent’anni studiò le sue straordinarie capacità. La loro storia comincia con una domanda e ci accompagna alla scoperta di una mente piena di sorprese.

È una domanda alla quale la ricercatrice Irene Pepperberg ha dedicato gran parte della propria vita. E ad aiutarla a cercare una risposta fu Alex, un pappagallo cenerino diventato uno dei protagonisti più sorprendenti degli studi sull’intelligenza animale.

La loro storia comincia nel 1977, quando Irene acquista Alex in un negozio di animali di Chicago. Il pappagallo ha poco più di un anno. Nessuno, allora, può sapere quanto quel loro incontro cambierà il modo di considerare le capacità degli uccelli.

Le parole per conoscere il mondo

Il lavoro di Irene parte da una domanda precisa: Alex può imparare a usare le parole collegandole agli oggetti e alle loro caratteristiche?

Negli anni, attraverso esercizi e verifiche, il pappagallo mostra capacità sorprendenti. Impara a riconoscere colori, forme e materiali e arriva a usare correttamente più di cento parole inglesi.

Sa anche distinguere ciò che è uguale da ciò che è diverso, riconoscere il più grande e il più piccolo e affrontare semplici compiti con i numeri. Le sue risposte offrono ai ricercatori prove di capacità che vanno oltre la ripetizione dei suoni.

Per capire quanto questo sia interessante, immaginiamo due oggetti dello stesso colore, ma di forma diversa. Riconoscere il colore è una cosa; capire che cosa hanno in comune e che cosa li distingue richiede un confronto.

Proprio confronti di questo tipo aiutano Irene a esplorare ciò che Alex comprende.

Un allievo con un bel caratterino

Alex, però, non trascorre le giornate soltanto a rispondere alle domande.

Gli piacciono le scatole di cartone, i portachiavi e i tappi di sughero. Nella vita quotidiana fa sentire la propria voce e cerca di ottenere dai suoi compagni umani ciò che desidera.

Quando nel gruppo arrivano altri pappagalli, partecipa perfino alle loro lezioni: a volte li incoraggia, altre sembra rimproverarli. È un individuo con preferenze e modi di fare ben riconoscibili, che Irene impara a conoscere giorno dopo giorno.

In una registrazione radiofonica si può ascoltare un piccolo scambio che lo racconta bene. Irene gli chiede di riconoscere alcuni oggetti e di contarli. Alex risponde e subito dopo chiede una noce.

Anche lui, insomma, ha qualcosa da domandare!

Il saluto della sera

Il loro rapporto dura trent’anni, tra ricerca, abitudini quotidiane e un legame che diventa profondamente importante per Irene.

La sera hanno un piccolo rituale. Quando arriva il momento di salutarsi, Alex pronuncia alcune frasi familiari. Irene ha raccontato che anche l’ultima sera gli sentì dire parole che, tradotte in italiano, suonano così:

«Fai la brava. Ti voglio bene. Ci vediamo domani».

Alex muore improvvisamente nel settembre del 2007, a trentun anni. Quelle parole, appartenenti al loro abituale saluto serale, restano per Irene un ricordo prezioso. Non possiamo sapere se Alex attribuisse a ogni espressione lo stesso significato che le attribuiamo noi; possiamo però ascoltare il racconto di una lunga relazione fatta di attenzione e conoscenza reciproca.

Che cosa ci ha lasciato Alex?

Gli studi condotti con Alex hanno contribuito a far conoscere capacità degli uccelli che erano state a lungo sottovalutate.

La sua storia ci invita anche a osservare meglio gli animali che incontriamo. A riconoscerne le preferenze, le difficoltà, i modi di comunicare. E a ricordare che comprendere un altro essere vivente richiede tempo.

Irene ha dedicato ad Alex trent’anni di domande. Alex, con le sue risposte, ha aiutato ad aprirne molte altre.

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